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La magia del Mugello, il circuito su un altro pianeta

Dopo averlo frequentato tanto da spettatori, arriva anche il momento di conoscerlo da vicino

La magia del Mugello, il circuito su un altro pianeta La magia del Mugello, il circuito su un altro pianeta
di Luciano Lombardi

Sono le 15 curve più belle d'Italia. Forse d'Europa. Per qualcuno, addirittura, del mondo. Le conosciamo da spettatori, mai le avevamo viste così da vicino.

A dirla tutta, abbiamo corso il rischio di saltarlo questo nostro primo appuntamento ravvicinato con l'Autodromo del Mugello , visto il nubifragio che ha colpito la zona il giorno prima dell'attesissimo rendez-vous, e considerato che anche per il nostro Grande Giorno le previsioni meteo promettevano tutt'altro che bene.

Arrivati al limitare del Tempio i presupposti circa la probabilità di riuscire a girare rimangono cupi come il cielo sopra il circuito e come le chiazze d'umido che ricoprono l'asfalto con una certa abbondanza. Tuttavia, la pista non viene dichiarata bagnata e, puntuale, il semaforo verde dell'avvio alle prove libere si accenderà, con i più audaci che incuranti delle condizioni non ottimali del tracciato, entreranno in pista come se nulla fosse.

Noi preferiamo aspettare e, con la moto nel box, approfittiamo dell'attesa per fare conoscenza con coloro che ci hanno offerto l'opportunità di quest'esordio nel tempio italiano delle due ruote, Giorgio e Jasmine Sassone, titolari della SpecialBike Circuit Test Team , stra-rinomata società specializzata nell'organizzazione di prove libere amatoriali, che qui al Mugello è ormai di casa.

Sbrigate le pratiche burocratiche, cominciamo questo viaggio al centro di Sua Maestà il circuito, cioè colui che, indiscutibilmente, sarà il vero protagonista delle ore che seguiranno.

Scopriamo, da subito, una delle sue parole-chiave più rappresentative: sicurezza, che qui ha standard elevatissimi. E poi via, con la prima "tappa", che porta il nome dell'organizzazione e la firma di Denis ed Emiliano, i due istruttori che terranno il brief iniziale e che, fino a sera, saranno a disposizione di quanti non conoscono la pista e vogliono capire in concreto quali sono le migliori traiettorie del tracciato. Approfitteremo della loro esperienza più volte nel corso della mattinata. Con grande soddisfazione.

Terminato il brief teorico, usciamo (ancora a piedi) dal box con gli occhi a scrutare il cielo - che dà segni di apertura - e poi l'asfalto dal quale via via le macchie di umidità si stanno asciugando. Non ci resta che rientrare e dare il via alle danze con il "preliminare" delle termocoperte: aspettiamo i quaranta minuti necessari a mandare le nostre Dunlop D211 Gp Racer in temperatura e poi via in pit-lane per il primo turno di rodaggio, warm up e apprendimento delle traiettorie.

L'impatto con la pista è straordinario: larghissima, estremamente veloce e allo stesso tempo tecnica, con le sue curve veloci, velocissime, lente, in salita, in discesa, a vista, cieche, in contropendenza, che si alternano a saliscendi mozzafiato e a un rettilineo in cui si riescono a tirare tutte le marce.

Un contributo non indifferente alla serenità con cui facciamo correre la moto tra le curve è data dallo splendido scenario delle colline toscane che rimane sempre sullo sfondo, oltre che dal colpo d'occhio su quello che sta a bordo pista, cioè le ampie e perfettamente tenute vie di fuga.

Nel corso della giornata entriamo e usciamo - giocoforza - per diverse volte, assecondando la nostra scarsa resistenza alla fatica e provando più e più volte ad affrontare le curve con un diversa marcia, senza mai trovare la giusta quadra, visto che con la seconda la moto accusa troppo freno motore e non scorre come dovrebbe, mentre con la terza in uscita di curva non abbiamo la coppia necessaria a uscire veloci come vorremmo.

Oltre alla preparazione fisica troppo approssimativa per affrontare al meglio un circuito così lungo e impegnativo, ben presto - mano a mano che proviamo ad alzare il ritmo - vediamo affiorare il nostro solito spauracchio, la staccata e l'ingresso in curva, soprattutto quando quest'ultima è in discesa (vedi Casanova-Savelli) e magari a destra, rese difficoltose anche da una postura - come ci ha fatto notare il "collega" Alessandro Torcolacci, in arte Palix - troppo caricata sull'avantreno e, in generale, non abbastanza comoda per poter guidare in maniera efficace.

Per fortuna, in percorrenza e uscita le cose vanno un po' meglio, ma non è abbastanza per staccare tempi di cui non vergognarsi...

I punti in cui ci sentiamo più sicuri e più veloci sono senz'altro le due Arrabbiate, forse le più belle curve che ci sia capitato di affrontare, e la prima esse che segue a la San Donato, cioè la curva cieca Luco-Poggio Secco, nel mezzo della quale l'apertura del gas è accompagnata dallo splendido suono cupo e gutturale dei doppi scarichi X-Cone Plus della Mivv, che siamo finalmente riusciti a montare sulla nostra CBR600RR, e infine la Bucine, una sinistra che si percorre tutta con il ginocchio a terra e quanto più la si fa forte tanto più ci si immette veloci nel rettilineo (240 km/h la velocità massima registrata a fine giornata dal Gps del nostro cronometro).

In totale, alla fine dell'ultimo turno, i chilometri completati saranno circa 250,  con un consumo di gomme molto più contenuto di quello che ci saremmo  aspettati vista l'abrasività del nuovo asfalto.

Ma la nostra giornata non è ancora finita. Dopo aver riposto casco tuta e stivali, torniamo "in borghese" e ci affidiamo nuovamente alla guida di Specialbike per le ultime tappe del nostro itinerario, quelle nel quartier generale del Mugello Circuit, prima in sala regia per una chiacchierata con il direttore di gara del circuito Antonio Canu e poi con l'amministratore unico della struttura Paolo Poli.

Con entrambi, si chiude il cerchio della "sicurezza innanzitutto" che abbiamo aperto nella parte iniziale del nostro racconto: "la configurazione e le procedure dell'apparato di security nelle giornate di prove libere - ci spiega Canu di fronte ai monitor con i quali tiene d'occhio in tempo reale ogni curva del tracciato - sono, in proporzione, le medesime di quelle che mettiamo in campo durante le gare del Motomondiale".

Gli fa eco, poco dopo, Poli che, dopo averci raccontato le caratteristiche salienti dell'azienda (di proprietà Ferrari, lo ricordiamo) di cui è a capo, sveste per un attimo l'abito istituzionale e si riempie di orgoglio quando ci mostra il plico di lettere di ringraziamento di tutti gli appassionati che hanno deciso di sfogare la loro passione in pista abbandonando la pericolosità delle strade. "E' il frutto prezioso di un lavoro di sensibilizzazione sulla sicurezza svolto congiuntamente, sul nostro territorio, con gli enti e i motoclub". Missione compiuta, a giudicare dai sold out a tutte le giornate riservate agli amatori e dalla soddisfazione bene impressa sul viso di tutti quelli che abbiamo incrociato nel paddock alla fine di ogni turno.

La difficoltà, adesso, sarà riuscire a provare un gusto anche solo lontanamente paragonabile in un qualsiasi altro circuito.

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