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Juve: tre indizi fanno una prova

Il pareggio contro il Cagliari, il terzo casalingo dopo quelli con Bologna e Genoa, è la conferma di un fatto evidente: a questa Juve manca il bomber di razza

Juve: tre indizi fanno una prova
Italian forward of Juventus, Alessandro matri, reacts during the Serie A soccer match between Catania and FC Juventus at the "Angelo Massimino" stadium in Catania, Italy, 25 September 2011.   (ANSA/ETTORE FERRARI)

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Tag:  calcio Juventus Bar Sport

di Laterza Stella
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E insomma, dopo quello con Bologna e Genoa è arrivato pure il terzo pareggio in casa con le cosiddette "provinciali". Intendiamoci, fare 1 a 1 con il Cagliari di questi tempi ci può stare. Gente come Nainggolan, Ibarbo e Cossu è tanta roba per una squadra che sulla carta dovrebbe puntare alla salvezza. Ma non è questo il punto. Il fatto è che a questa Juve manca l’istinto del killer. Quella capacità che hanno le grandi squadre di chiudere le partite. Perché a volte non serve il bel giuoco, la trama perfetta, a volte bisogna buttarla dentro. E basta.

In molti parlano di un centrocampo logoro, come se il ritmo chiesto da Conte ai suoi avesse un po’ sfiancato Pirlo e compagni. Il problema, però, a mio modesto avviso, sta altrove.

Sta ad esempio nei ricambi. Krasic ed Elia, gente che sulla carta dovrebbe entrare a partita in corsa per dare il colpo di grazia alle difese avversarie, finora hanno deluso.

Ma sta soprattutto lì davanti. Perché a questa Juve, ormai lo abbiamo capito, manca quello che sa dare la zampata decisiva, il bomber di razza, il giocatore d’area piccola. Non lo è Vucinic, né Quagliarella, potrebbe esserlo Matri se avesse la giusta dose di cattiveria in più.

E poi c’è il neo-arrivato, Borriello. Un giocatore che può diventare un’alternativa a Matri sia nei momenti in cui l’ex cagliartiano ha bisogno di rifiatare un po’, sia nelle situazioni tattiche in cui Antonio Conte preferisca una punta che dia qualche centimetro in più all’attacco ad una che dà molta profondità (e qui, giuriamo, i doppi sensi non c’entrano). Ma che forse non rappresenta ciò di cui ha davvero bisogno la Juve in questo momento.

Nella Juve dei miei ricordi le prime punte si chiamavano Roberto Bettega, Paolo Rossi, Salvatore Schillaci, Luca Vialli, Christian Vieri, Filippo Inzaghi, David Trezeguet.

E allora ecco la provocazione: ma riportare a casa Pippo Inzaghi sarebbe stata proprio una follia?

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