Ufficialmente la rottura tra il Milan e Ibrahimovic viene smentita. Lo fanno a voci alterne Galliani e Mino Raiola cercando di gettare acqua sul fuoco di un rapporto che mai come negli ultimi mesi è stato, però, ricco di tensioni. L'irritazione della società per l'ultima uscita dello svedese sulle possibilità economiche non è altro che l'ennesima tappa di una guerra di nervi iniziata in inverno e destinata probabilmente a proseguire fino al termine del mercato con esiti difficili da prevedere anche se è del tutto evidente che un'ipotesi di cessione di Zlatan non potrà trasformarsi in realtà solo negli ultimi istanti di fine agosto.
Se divorzio per motivi economici dovrà essere, infatti, divorzio sarà ben prima in modo da consentire al Milan di impiegare il budget nella campagna di una rifondazione che a quel punto interesserebbe anche il settore dell'attacco con i soliti nomi (Tevez, Balotelli, Dzeko e Higuain) in prima fila. Scenari non ancora semplici da definire mentre è del tutto evidente la lotta in corso tra Ibrahimovic e il club.
LA MANCATA CESSIONE DI PATO - Un confronto iniziato ben prima del mese di gennaio quando la cessione di Pato, avvallata da Allegri e Galliani, rispondeva certamente anche alla soddisfazione di un'incompatibilità tattica e caratteriale tra il brasiliano e lo svedese. Difficoltà di intesa dichiarate già nella prima stagione insieme ("Mi trovo meglio con Inzaghi che con i brasiliani") e ribadite in autunno con la sponsorizzazione di Cassano. Allora la mancata partenza di Pato era stata interpretata anche come una prima sconfitta di Ibrahimovic, poco abituato a essere messo in discussione all'interno di uno spogliatoio.
LE LITI CON ALLEGRI E STAFF - Poi a febbraio i primi dissidi con Allegri sfociati nella lite di Londra durante l'intervallo della partita contro l'Arsenal. Scontro prima smentito e poi confermato e che Galliani chiuse sostendendo che Ibra andava "preso così com'è" e guai "se non fosse arrabbiato". A marzo l'entrata a piedi uniti di Zlatan sulla gestione degli infortunati ("C'è qualcosa che non va e bisogna cambiare" disse dopo il k.o. di Thiago Silva): precisazione e avanti perché la stagione entrava nel vivo.
APRILE COL FRENO A MANO TIRATO - Poi le voci di dissapori con alcuni compagni, il rendimento in calo ad aprile nel mese decisivo, le braccia larghe durante il match contro la Fiorentina e il giudizio tagliente espresso a scudetto volato via. "La stagione è un fallimento: non sono abituato a non vincere nulla" confessò ai giornalisti svedesi prima di una dichiarazione d'amore al miele verso il Milan. Fronte all'apparenza compatto su tutto. Via senza una squadra competitiva? Falso. Via per i rapporto difficili con Allegri e lo staff? Menzogne. Una smentita dopo l'altra sempre meno convincenti con il passare delle settimane.
"IBRA GUADAGNA PIU' DI MESSI" - In fondo anche questa volta Ibrahimovic ha intinto il veleno in un cucchiaio di zucchero garantendo la sua volontà di rispettare il contratto in scadenza nel 2014. Però la risposta informale del club è stata durissima e il solo ricordare al giocatore che il monte stipendi (190 milioni di euro) è tutto tranne che da squadra in disarmo mentre lui stesso guadagna più di un certo Messi assomiglia tanto a una dichiarazione di guerra. Seguiranno certamente nuove smentite e precisazioni come quella dettata frettolosamente da Raiola sulle parole dal ritiro della nazionale del suo assistito.
I tifosi sperano che Zlatan si sia espresso così perché per la prima volta ha parlato da vero leader cercando di spronare la società. Gli scettici ricordano che la finestra di mercato buona per lasciarlo partire è solo questa. Poi, con un contratto in scadenza nel giugno 2014, più che di cessione si dovrà parlare di svalutazione. O mettere mano a un rinnovo che in questo momento il Milan per primo non sembra volere. "Zlatan non è un diplomatico e non ha mai fatto questione di contratti: se deve dire che non si trova bene lo dice e se ne va" spiegara a Panorama.it poco più di un mese fa Mino Raiola. Sono passate sei settimane e la sensazione è che il mal di pancia sia tutt'altro che passato.
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