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Risse, rabbia ultras e tensioni continue: dove sta andando a finire il calcio?

Risse, rabbia ultras e tensioni continue: dove sta andando a finire il calcio? Risse, rabbia ultras e tensioni continue: dove sta andando a finire il calcio?

Tag:  calcio Google News Lazio rissa udinese

di Matteo Politanò

di Matteo Politanò

La crisi etica del nostro calcio conta nuovi spunti di riflessione ogni settimana. Dopo la follia ultras in Genoa - Siena e i momenti di tensione a Roma con la contestazione a Luis Enrique, ieri la rissa di Udinese - Lazio. Fatti di cronaca e non di sport che impongono ragionamenti su un circo che è sempre meno esempio. Il presidente dell'Aic Damiano Tommasi: "E' stato un grosso equivoco ma gli episodi delle ultime settimane minano non poco la credibilità del nostro calcio". 

La scomparsa di Piermario Morosini aveva mostrato un lato vero e inopinabile del calcio. La morte non ha colori. Lo sport più amato d'Italia si era stretto nell'abbraccio ad un ragazzo sfortunato, scomparso a 25 anni in un dramma che ha scioccato tutti. Al funerale di Monterosso le sciarpe e le bandiere dei tifosi italiani sembravano unite in un unico silenzio, un ultimo abbraccio. La commozione aveva fatto il giro del mondo portandosi dietro una storia carica di dolore, una vita tormentata e sfortunata. Le polemiche sull'opportunità o meno di sospendere il campionato di Serie A erano state messe da parte. Una povera illusione. Sette giorni dopo, in occasione di Genoa - Siena, ecco lo spettacolo delle minacce in campo, delle accuse di Preziosi ai tifosi rossoblù, delle lacrime di Mesto e del senso di impotenza collettivo. Giocatori che per paura di ritorsioni si sfilano le divise consegnandole ai capi ultras. Una scena mai vista prima nella storia del calcio. Ed è così che il concetto di sport e competizione lascia spazio a quello di violenza e prevaricazione. I tifosi del Genoa hanno reagito d'istinto di fronte allo smacco della squadra nei confronti della storia del club: essere sotto di quattro gol al 50' contro il Siena ha fatto perdere la testa ai supporter più fedeli. I tifosi del gruppo "via Armenia 5 rosso" che prende il nome dalla sede dell'ex "Fossa dei grifoni" si sono difesi dicendo di "non aver usato violenza".

Ed è proprio questo il tema centrale della discussione. Del male principale che ferisce il calcio italiano. La cultura della violenza, non solo fisica, che intimidisce luoghi e atteggiamenti di questo sport. Un clima che si ripercuote anche sulla settimana e gli allenamenti, con contestazioni che sfociano in tensioni aperte. Il calcioscommesse, gli stipendi sproporzionati rispetto alla crisi economica del paese, i presidenti che troppo spesso parlano con toni fuori dalle righe. Il linguaggio del calcio ha bisogno di una rivoluzione interna per salvare un giocattolo caduto per terra già troppe volte.

Ultimo esempio il post partita di Udinese - Lazio, con il fischio finale sentito solo dai biancocelesti e il raddoppio di Pereyra con gli avversari fermi. Dopo saltano i nervi, volano spinte, parole grosse, si perde la calma. Marchetti strattona anche l'arbitro Bergonzi, scene impensabili fino a quindici anni fa quando i capitani parlavano al direttore di gara tenendo le braccia dietro la schiena in segno di rispetto. Secondo Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio, il clima di tensione è lo specchio di un momento storico difficile. "Non mi sento di accusare i colleghi di Lazio e Udinese, anche a me è successo in passato di essere espulso e di avere reazioni eccessive. Tuttavia i comportamenti che si vedono nel mondo del calcio, sia in campo che fuori, sono il riflesso di ciò che accade nella nostra società. Non so quale sia la ricetta per porre rimedio a queste mancanze.E' un progressivo degenerare di modi e toni. L'unico strumento a disposizione è la giustizia sportiva, espulsioni e squalifiche sono la sola opportunità per condannare queste situazioni". Parere simile anche per Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori: "Quello di Udinese - Lazio è stato un equivoco, capitato in un momento della stagione in cui ci si giocava molto. A volte bisognerebbe sapere gestire certi momenti della partita con calma e sangue freddo ma non è stata una situazione facile. E' un periodo non facile per il nostro calcio, dove l'aspetto sportivo risente molto di ciò che sta accadendo. La credibilità di questo sport non è stata minata solo dagli ultras, che sono sempre esistiti, ma da un insieme di accadimenti negativi. Dal calcioscommesse passando per quello che è successo a Genova è diventato sempre più difficile salvaguardare l'aspetto sportivo di questo gioco. Tutti dobbiamo assumerci le nostre responsabilità"

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