La grande festa a Pep Guardiola rischia di far passare sotto silenzio o quasi un nuovo record incredibile di Leo Messi. Il poker rifilato all'Espanol nella notte dell'addio del tecnico più amato al Camp Nou vale infatti all'argentino il primato mondiale di reti realizzate in una singola stagione. Un record che apparteneva ad Archibald Stark, scozzese naturalizzato statunitense, che nel 1924-1925 ne aveva realizzati complessivamente 70 giocando con la maglia del Bethlehem Steel nella American Soccer League (ASL) che oggi ha lasciato spazione alla Major League Soccer (MLS).
Messi è arrivato a quota 72 quando ancora gli mancano due partite: la chiusura della Liga a Siviglia contro il Betis e la finale della Copa del Rey contro l'Athletic Bilbao. Al ritmo in cui sta andando in rete in questa stagione magica è concreta insomma l'ipotesi che possa anche aumentare il suo bottino che già gli garantisce di aver messo le mani sul Pichichi e sulla Scarpa d'Oro davanti a un Cristiano Ronaldo stratosferico (con il gol al Granada è arrivato a quota 45 nella Liga) ma costretto ad arrendersi a Messi.
L'argentino ne ha realizzati 50 nella Liga (uno ogni 63 minuti), 14 in Champions League (ogni 71'), 3 nella Supercoppa spagnola, 2 nella Coppa del Mondo per club e in Copa del Rey e una nella finale di Supercoppa europea. Collezione completata dai 5 centri con la maglia della nazionale argentina tra amichevoli e qualificazioni mondiali per cui il totale vero della stagione è 77 in 65 partite giocate: più di un gol a gara.
Impossibile non inchinarsi davanti a numeri così. Messi rappresenta è in questo momento il calciatore più forte e decisivo del mondo e lo è sia nel bene, come dimostrano i successi in ripetizione raccolti con la maglia del Barcellona, sua nel male. Suo il rigore calciato sulla traversa che ha condannato i campioni del mondo all'eliminazione contro il Chelsea nella semifinale di Champions.
Un errore subito perdonatogli da Guardiola ("E' stato lui a trascinarci fin qui e non posso che ringraziarlo") che in una notte di grandi emozioni e celebrazioni ha voluto comunque riservare un pensiero alla Pulce e al suo primato: "Messi mi ha reso migliore".
Lui, l'argentino che sta riscrivendo la storia del calcio a suon di primati, era appena corso ad abbracciarlo per sigillare la gratitudine nei confronti dell'uomo che per primo ha intravisto nei suoi numeri potenzialità fuori dal comune facendolo esordire e sacrificando al suo talento anche un totem come Ronaldinho, spedito al Milan senza ricevuta di ritorno per non fare ombra alla crescita impetuosa della Pulce. Il poker contro l'Espanol, il titolo di Pichichi incamerato a meno di cataclismi e l'immagine lasciata in Champions con alcune prestazioni mostruose gli varranno quasi certamente la conferma del Pallone d'Oro. Non ha vinto, vero. Ma negargli il posto più alto sul trono sarebbe quasi un delitto e lo stesso accadde nel 2010.
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