Sventola alta la bandiera tricolore sull'Inghilterra. L'ultimo è stato un fine settimana tutto azzurro e che ha consacrato il dominio dei nostri tecnici sul calcio inglese. Un trionfo per due anche se alla Premier di Mancini manca ancora il sigillo dell'ufficialità che solo la sfida con il Qpr di domenica prossima potrà regalare. Ma il suo ManCity è a un passo dalla gloria che Roberto Di Matteo alla guida del Chelsea ha già toccato a Wembley alzando al cielo la FA Cup. Due tecnici giovani e vincenti e che si sono guadagnati la vetrina grazie al loro lavoro. Per una volta se a Londra e dintorni parlano di noi non è più per sminuire il nostro 'italian job'. La copertina è tutta per Mancini. La doppietta di Yaya Tourè a Newcastle vale ben più di mezza Premier.
La classifica dice che City e United sono ancora a pari punti ma la differenza reti è tutta a favore dei cugini poveri: +8. Domenica basterà battere in casa il Qpr quart'ultimo in classifica e controllare che lo United non compia qualcosa di più di un miracolo a Sunderland. Sulla carta non ci sono più discussioni, ma un po' di sana prudenza non guasta e così Mancio si è presentato ai giornalisti per dire che i prossimi saranno i sette giorni più lunghi della sua vita: "Non è finita, aspettiamo".
Ha ragione, ma intanto si gusta la rivincita prché un mese fa era dato sicuro partente a fine stagione per lasciare il posto a colleghi più titolati (Mourinho) mentre oggi Manchester è ai suoi piedi. Anche la doppietta di Yaya Tourè è un segno del destino. Scarto del Barcellona, il centrocampista che oggi viene considerato tra i più forti del mondo era stato suggerito dal Mancio anche all'Inter. Non se ne fece nulla, ma è la conferma della grande competenza di un uomo arrivato ad allenare da predestinato in Italia, combattuto da colleghi e stampa per il suo carattere non sempre facile e ora pronto a compiere anche l'ultimo salto di qualità.
Il titolo di campione manca al City dal 1968: un secolo fa. Allora Mancini andava all'asilo nella sua Jesi e Di Matteo non era ancora nemmeno nato. Piccole curiosità per chiarire la portata dell'impresa. La FA Cup alzata al cielo dal Chelsea rappresenta per Di Matteo invece la terza vittoria nel trofeo calcistico più antico ed affascinante. E' diventato il quindicesimo a conquistarla sia da giocatore che da tecnico e ora punta al bersaglio grosso nella finale di Champions League dell'Allianz Arena.
Arrivato da traghettatore al posto di Villas Boas si è guadagnato sul campo la stima dei suoi. Leggere per credere le parole di Terry: "Noi pensiamo che a società debba confermarlo". Non è detto che gli basti. In fondo c'è il precedente di Avram Grant licenziato da Abramovich malgrado il suo Chelsea fosse arrivato a un solo rigore dalla storia nella finale di Champions a Mosca contro lo United. In ogni caso i tifosi dei blues hanno scelto.
Il cielo di Londra è stato riempito dai loro cori: "One Di Matteo, there's only one Di Matteo". Bella soddisfazione per lui e per tutti noi. E' stato il wek end dei Roberto's, la faccia bella dell'Italia del calcio oltre Manica. Ah, dimenticavamo Paolo Di Canio, promosso in League One con il suo Swindon Town.
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