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Parto da una premessa. Buffon è un grande portiere. Ma nelle sue uscite, intendo quelle pubbliche, non mi è mai piaciuto.
Troppo impulsivo, guascone, a tratti strafottente e nonostante questo troppo morbido, compiacente, insomma l'antitesi del personaggio sobrio,
self-controlled ma allo stesso tempo cazzuto e determinato che piace tanto ai cultori dello stile juve (me compreso).
Eppure, guardando lo sfogo di Coverciano non ho mai pensato, nemmeno per un minuto, che si trattasse della solita uscita alla Buffon. Questa volta il
portierone della Juve e della nazionale è uscito a tempo, proprio come fa incampo, con decisione ma senza infrangere le regole. Anche quelle del buon
senso. Buffon ha detto quello che molti di noi pensano. E cioè che c'è qualcosa di strano nei metodi inquisitori della magistratura italiana. E nelintreccio con i media.
Perchè nessuno sta qui a sindacare sul fatto che il mondo del calcio sia un modello di sportività e di etica professionale. Tutt'altro.
Ma è davvero strano che un giocatore di calcio di cui debbano essere ancora accertate colpe e responsabilità venga sbattuto in prima pagina. E' davvero strano che la consegna di un avviso di garanzia sia ormai uno show con tanto di fotografi e telecamere convocati ad arte. Ed è davvero strano che il giorno dopo il citato sfogo di Coverciano qualcuno parli delle scommesse milionarie di Buffon, citando e rendendo scaricabile in pdf un'informativa di due anni fa che non ha portato a niente, nessuna indagine, nessun avviso di garanzia, niente di niente.
Viviamo in un calcio malato che giustifica questo clima di sospetti? Ok, allora lasciatemi sospettare che forse anche per i pubblici ministeri il calcio stia diventando un business, capace di garantire successo e popolarità in breve tempo. Lasciatemi sospettare che la qualità dell'informazione sia andata a farsi fottere e che alla fine ci sia sempre qualcuno che pensi che per vendere i giornali bastano i soliti quattro titoloni da caccia alle streghe (poi ci si chiede perché invece non vendono più). E lasciatemi pure sospettare che quello che stiamo vivendo è un clima da rappresaglia pura. Nel quale non ci sono solo i buoni e i cattivi, le guardie e ladri, gli onesti e i disonesti ma anche quelli che si prostrano a questo stato di cose e quelli che provano a dire
di no. No alla giustizia sommaria, o peggio ancora a quella scritta a nove colonne da sedicenti giornalisti.
Buffon potrebbe essere invischiato fino al collo nel calcio scommesse, oforse no. Ma non è questo il punto. Il punto è che ci hanno insegnato che
chi sbaglia paga. Chi sbaglia, badate bene, e non chi parla.
Ma servono prove provate non sospetti e chiacchiere da bar.
Serve la pistola fumante, le telefonate i flussi di denaro illeciti: se li trovate mostrateceli e andremo a giusto processo, altrimenti lasciate perdere, cambiate mestiere, tornate a fare i menestrelli. Noi non ce ne dispiaceremo.
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