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Calcio: la Rai dà l'addio a 90° minuto?

Calcio: la Rai dà l'addio a 90° minuto?

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Tag:  calcio 90° Minuto Paolo Valenti Rai

di Asoglio

Paolo Valenti, Tonino Carino, Luigi Necco, Franco Strippoli, Ferruccio Gard, Giorgio Bubba, Cesare Castellotti, Marcello Giannini... e tanti altri. Per tutti quelli che sono nati prima degli anni '80 questi nomi sono letti oggi un salto nel passato, un piccolo tuffo al cuore. Sono alcuni dei volti di 90° Minuto, il programma che per primo ha raccontato per decenni agli italiani le partite del campionato di calcio. Un'avventura cominciata nel 1970. Alle 18 Maurizio Barendson lanciò per primo i vari corrispondenti dai campi per i primi commenti ed immagini delle partite (che si giocavano tutte assieme, alle 15). Gli ascolti erano altissimi, con punte anche di 20mln di telespettatori.

40 anni dopo è cambiato tutto. Sono arrivate le pay tv, i posticipi, gli anticipi, la battaglia sui diritti televisivi. Ora le partite sono in diretta (a pagamento, of course) per tutti. Per questo oggi, o al massimo domani, il cda della Rai dovrebbe decidere per la rinuncia ai diritti post partita che di fatto porterà alla cancellazione di 90°, o come si chiama adesso, Domenica Sprint. Troppi, dicono in Viale Mazzini, 20-30 mln per un programma che non fa ascolti e non ha più l'importanza di una volta.

Immagini e commenti quindi fino a sera saranno nelle mani delle Pay Tv.  L'ultima parola spetta al Cda ed alla Lega Calcio, oggi o domani. Ecco come lo ricorda il nostro critico televisivo...

«Quote popolari anche questa settimana», recitava Paolo Valenti dalla sua scrivania di “Novantesimo minuto”, commentando le cifre assegnate ai vincitori della schedina del Totocalcio, i “dodici” e i “tredici”. Erano altri tempi. Il programma ideato nel 1970 da Maurizio Barendson, dallo stesso Valenti e da Remo Pascucci, che mostrava ogni domenica a venti milioni di telespettatori (altro che Fiorello) le azioni salienti del campionato di calcio era già finito nel 1990. Quando Valenti, al timone fino all’ultima domenica della sua vita, ci lasciò. Con la scomparsa dell’uomo che aveva inventato gli inviati improbabili con accenti locali e cravatte sbagliate (i Luigi Necco, i Tonino Carino, i Ferruccio Gard con tableau vivant di tifosi alle spalle) finì l’età dell’innocenza, segnata da una sigletta jazz (“Pancho” di Julius Steffaro) e le immagini degli spalti di uno stadio che si riempivano alla velocità della luce.

Nel dopo Valenti abbiamo assistito alla conduzione ragionieristica di Fabrizio Maffei, quella all’amatriciana di “bisteccone” Galeazzi, quella con luci da varietà di Paola Ferrari e quest’ultima “in bianco e nero” di Franco Lauro e Jacopo Volpi. Ma il de profundis delle nostre infantili domeniche tv iniziate alla radio con “Tutto il calcio minuto per minuto” era già stato recitato nel 2005, quando Mediaset, per una sola sciagurata stagione si aggiudicò i diritti del campionato di calcio.

Inutile, quindi, fare i nostalgici oggi se la Rai per una mera ragione di bilancio (rinnovare i diritti costa trenta milioni di euro) dovesse chiudere “Novantesimo minuto”. Primo perché ci sarà sempre un programma che commenterà il campionato di calcio: è impensabile che il servizio pubblico non abbia nemmeno con lo sconto e in terza visione le immagini dei gol (che hanno pure le tv locali). Secondo, perché il “Novantesimo minuto” come lo intendiamo, ovvero l’unico programma che mostra le immagini “a caldo” è finito con l’arrivo delle pay tv (dei Fabio Caressa, dei Massimo Mauro, degli inviati spiritosi dai campi), che trasmettono le partite in diretta, e il conseguente “spezzatino”, ovvero il campionato spalmato su tre giorni per esigenze televisive. Sky, Mediaset premium e le tv locali hanno cannibalizzato e svuolato di senso “Novantesimo”. Inutile prendersa con la scarsa sensibilità dei buracrati della Rai, che troveranno la solita soluziona salomonica (tranquilli, nessuno vi toccherà il calcio). In caso contrario, però, siamo per la giustizia distributiva: se sparisce “Novantesimo minuto”, toglieteci pure Enrico Varriale con i commenti del dopo partita senza colpo ferire. E, come direbbe Aldo Biscardi, «abbando i sentimentalismi». Qualunque cosa significhi...

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