Stasera in Premier si fa sul serio. Per il posticipo della 29esima giornata si troveranno di fronte il City di Mancini e il Chelsea di Di Matteo, tecnico ad interim in sostituzione di Villas Boas e in attesa di novità dal patron Abramovich, che potrebbe anche decidere di confermarlo se le cose dovessero continuare così. In ballo, c’è la testa della classifica per la compagnia del Mancio, United permettendo, e un posto in Champions per Drogba e soci. Sfida imperdibile, quindi, ma anche e soprattutto per quanto potrebbe succedere a partita in corso. Proprio così, perché oggi potrebbe essere il giorno del grande ritorno in prima squadra del dispettoso fuoriclasse argentino Carlitos Teves, partito e poi tornato alla corte dello sceicco Mansour perché altro non poteva fare.
Partirà dalla panchina, l’Apache, ma è possibile che Mancini decida di contare su di lui nei minuti finali dell’incontro. “Ha bisogno ancora di un paio di settimane per raggiungere il top della forma”, ha fatto sapere il tecnico italiano, che è al settimo cielo per aver trovato sotto il tappeto un giocatore che potrebbe rivelarsi utilissimo nella volata che vale lo scudetto inglese. Tevez non gioca nel Manchester City dal 28 settembre 2011. Sette giorni più tardi disse no all’invito di Mancini di iniziare a scaldarsi per entrare in campo a Monaco, sponda Bayern. Da allora, tante chiacchiere, tanto denaro gettato al vento e un paio di idee sul futuro che verrà che non hanno preso forma per ragioni diverse.
Galliani lo voleva fortemente e pare abbia fatto tutto il possibile per portarlo a Milano. Ma vuoi per il grande rifiuto di Berlusconi al trasferimento di Pato al Psg, vuoi per la difficoltà di mettere insieme il denaro che sarebbe servito per accontentare City (si parlò di 25 milioni di euro + 3 di bonus) e calciatore (7-8 milioni di euro, tanto per cominciare), l’affare non andò in porto. Per la gioia di Maxi Lopez, tenuto per settimane in naftalina, e dello spogliatoio della squadra di Allegri, che sembra avrebbe gradito poco l’arrivo di un campionissimo che non ha mai mancato di provocare guai nelle società in cui è approdato, United compreso.
Tevez è stato per quasi 4 mesi fuori dai giochi, ma non si è annoiato più di tanto. Ha trascorso buona parte del suo periodo da esiliato volontario in Argentina, a prendere il sole in panciolle nel suo superattico di 500 metri quadrati con tanto di solidissima ed efficiente piscina. Ogni tanto il suo riposo veniva interrotto dalle telefonate del suo manager, che gli comunicava gli aggiornamenti rispetto alla trattativa con i rossoneri e, certo, anche le evoluzioni in casa City. Perché il Manchester non era così felice di essere stato messo sotto scacco dal suo giocatore. Sì, perché oltre a non poter fare affidamento su un fenomeno che in 69 partite ufficiali ha segnato la bellezza di 43 reti, la società pareva costretta a pagargli lo stipendio da 800 mila sterline al mese previsto dal contratto.
Poi, la smentita, che arriva in un pomeriggio di fine gennaio. In realtà, Tevez non incassava denaro dal mese di novembre. E ogni giorno che passava il suo conto in banca accusava uscite di tutto rispetto. E’ cosa nota, dove non può la passione, può la moneta. Il 14 febbraio l’Apache torna a Manchester e qualche giorno dopo stringe la mano a Mancini per sancire la pace che conviene un po’ a tutti. A fine stagione si vedrà, ma per il momento un talento del suo calibro può far comodo e non poco.
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