di Cesare Lanza
Sono rimasto turbato anche io, al pari di milioni di italiani, per la morte del giovane calciatore Piermario Morosini. Premesso questo, ritengo – mi sembra, controcorrente, e col rischio di risultare molto antipatico, quantomeno ai benpensanti – che la decisione di sospendere tutte le competizioni del calcio nello scorso weekend sia stata sostanzialmente sciocca e viziata da un male nazionale molto diffuso: la retorica, a prescindere.
La cosiddetta morte improvvisa – per una debolezza congenita del cuore o per un aneurisma – è un fenomeno molto diffuso. I calciatori, e in genere gli atleti, ne sono vittime in misura, per fortuna, assolutamente limitata. Se uno studente, come è successo, muore mentre fa ginnastica o è interrogato dal suo insegnante; se un operaio muore sul lavoro (spesso, per cause scandalose); se un bagnante si accascia fulminato sulla battigia – e più di una volta gli altri bagnanti, a pochi metri, sono rimasti imperturbabili; o se una signora entra in un bar, va in bagno, si uccide – è successo di recente a Torino – e la barista continua a servire i clienti tranquillamente, fingendo di non saper nulla… Che facciamo?
È questo il punto cruciale non retorico: se episodi di questo genere succedono assai spesso, e altri simili assai più orribili, quale dovrebbe essere la reazione del Paese? Si fermano le scuole? Pur stigmatizzando ovviamente il comportamento della barista, si chiudono i caffè di tutta Italia? Pur indignandoci per i bagnanti indifferenti davanti un cadavere, si dovrebbe ordinare una giornata di lutto nazionale e serrare gli stabilimenti balneari in tutto il Paese...? Insomma: se un treno deraglia, fermiamo dovunque i trasporti?
La decisione del presidente Abete, molto elogiata, è stata certamente influenzata dallo choc della visione della morte, in diretta televisiva. Razionalmente, per commemorare lo sfortunato atleta si sarebbero potute prendere iniziative più utili ed edificanti, come, ad esempio, indagini severe e provvedimenti adeguati, con leggi precise, per tutelare negli stadi di tutt’Italia, compresi i più umili, la salute e la vita di tutti coloro che fanno sport.
Prevedo che si perpetuerà anche in questa drammatica occasione la storica mancanza di memoria di noi italiani: lacrime oggi, paroloni, applausi ai funerali; e domani nessuno si ricorderà di fare ciò che viene promesso. Non a caso, il giorno dopo la morte di Morosini, i dirigenti del calcio già litigavano, con meschinità, sulle date più utili, secondo gli interessi delle varie fazioni, all’aggiustamento del calendario, al recupero delle partite rinviate.
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