Mark Cavendish ha vinto i Mondiali di ciclismo 2011 di Copenhagen (il secondo successo per il Regno Unito dopo quello di Tom Simpson a San Sebastián 1965), l'Italia ha fatto flop. Inutile lamentarsi - come ha fatto gran parte della stampa - del tracciato piatto e noioso: quando Mario Cipollini indossò la maglia iridata a Zolder 2002 su un percorso simile nessuno protestò.
Le volate fanno parte del ciclismo esattamente come le salite, le cronometro e i tifosi vestiti da diavolo. Invece di dare la colpa a chiunque tranne che a noi stessi riflettiamo piuttosto sull'assenza di velocisti di livello azzurri (Alessandro Petacchi escluso, giustamente tenuto fuori dalla Nazionale per via dei coinvolgimenti passati in casi di doping) e sul fatto che il nostro migliore rappresentante sia arrivato quattordicesimo (Daniele Bennati).
Cavendish ha conquistato meritatamente questo successo e ora punta a vincere le Olimpiadi di Londra 2012. È lo sprinter numero uno al mondo - esattamente come lo era Cipollini una decina di anni fa - ma ha già superato tutti i record del toscano: ha ottenuto la maglia iridata a 26 anni (Mario a 35), la Milano-Sanremo a 23 (35) e ha già vinto 20 tappe al Tour (12). Un fenomeno che promette di regalarci ancora tante emozioni in futuro.
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